Centro Modellistico Torinese


CV 33 Scula Mitraglieri

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Autore Modello e Articolo: Ivano Franco

Foto: Ivano Franco

Scala 1:72

Reportage Fotografico

Materiali

bullet

Modello - Doc Model

Storia

Tra i vari adattamenti e le diverse versioni sperimentali e non del Carro Veloce 33, il principale mezzo corazzato leggero del Regio Esercito italiano a cavallo tra gli Anni Trenta e Quaranta, lo scafo del CV33 I^ serie fu anche adattato ad essere, in modo assai ingegnoso, macchina per addestramento dei mitraglieri.

Smontati i cingoli e parte dell’ultimo carrello del treno di rotolamento, fornito di piastre dal bordo asimmetrico applicate sulle ruote motrici, il mezzo veniva sistemato si di una base fissa formata da una croce di legno fornita di un perno centrale e due rulli laterali. Avviato il motore, il mezzo si “muoveva” su tale base, simulando – da fermo – i sobbalzi di terreni fuori-strada, cosicché gli allievi mitraglieri potevano esercitarsi ad ingaggiare i bersagli del poligono.

Costruzione

Partendo dalle poche foto esistenti raccolte in alcuni testi (di particolare utilità quelle presenti nel primo volume de "I carri armati del Regio Esercito" di Bruno Benvenuti, edizioni Bizzarri, Roma, 1973) ho iniziato il lavoro asportando i parafanghi anteriori presenti sul mezzo base della Doc Model, asportandone pure la parte finale del carrello posteriore del treno di rotolamento e gli incastri dei cassoncini laterali, sempre facenti parte del treno.

Tracciate quindi le sagome degli “orecchioni” anteriori su di un pezzo di carta velina ed incollate su del plasticard , dopo aver effettuato i fori centrali ed aver riprodotto i dieci bulloni attraverso i quali le due sagome venivano fissate alle ruote del carro utilizzando gli utilissimi e geniali punzoni realizzati da BrachModel, ho ritagliato le sagome con un cutter molto affilato, per poi rifinirle con limette e carta abrasiva. Gli “orecchioni” sono quindi stati uniti alle ruote del mezzo.

Ho utilizzato l’ identico metodo anche per riprodurre il carterino posteriore del treno di rotolamento, presente sui primi tipi del CV 33. E' stato quindi necessario riprodurre le due barre laterali (anche queste sostenute da tre bulloni riprodotte con i soliti punzoncini; ribadisco, metodo comodo e preciso credo come nessun altro per l’1:72) che sostenevano i parafanghi, in quanto asportati nell’opera di rimozione degli stessi.

Dopo aver stuccato i fori posteriori previsti dal kit per posizionare picca e cric, non presenti in questa versione “statica” del mezzo, sono passato alla realizzazione della torretta, dove dalle due mitragliatrici previste (anche qui stuccatura doverosa dei fori e riproduzione di un unico foro centrale) ne ho collocata soltanto una centrale; l’unica mitragliatrice è stata pure fornita di mirino (realizzato con un pezzetto di sprue). Il lavoro sul mezzo è stato completato con la realizzazione della manovella di avvio posteriore.

Sono dunque passato alla realizzazione della base sul quale il mezzo veniva fatto muovere: una croce a T realizzata in balsa (anche nella realtà era in legno) con punzone centrale e rulli di plasticard e con la cornice di contenimento (che nella realtà era in ferro) riprodotta con del sottilissimo e duttile lamierino di piombo.

Colorazione

Come faccio normalmente, ho steso una mano di verde acrilico Life Color ad aerografo che, quando ben asciutta, è stata trattata con un lavaggio ad olio generale con del terra d’ombra, volto ad uniformare e scurire il colore del mezzo, quindi con un lavaggio selettivo con del seppia per fornire profondità ai recessi ed ai particolari.

Per portare in evidenza i particolari ho quindi praticato un dry-brush con il verde (questa volta a smalto) schiarito con del bianco. Il tutto è stato concluso con la pittura dei particolari e l’uso di pastelli per artista per rompere la monocromia del mezzo e per simulare sporco ed impolveramento.

Base

La scenetta sulla quale ho imbasettato il mezzo è molto semplice; il selciato della caserma “scuola mitraglieri” ed un allievo steso a terra, in una fase di riposo dalle istruzioni, mentre legge un giornale. Il figurino è un pezzo in resina tratto dal blister “Carristi rumeni, set. II” della nuova gamma di prodotti della francese Retrokit, marca nata dall’esperienza e dalla fusione dei marchi Retromodel ed Exokit (tra l’altro, numerosi ed estremamente interessanti i “titoli” in catalogo di questa casa!!!).

Ho utilizzato questi carristi in quanto molto simili, nella divisa, a quelli italiani: medesimo – e caratteristico – caschetto, sono però dovuto intervenire con del lamierino per allungare la giubba degli ungheresi e giungere così al caratteristico cappotto in cuoio degli italiani; armato di carta abrasiva fine e tanta pazienza, ho quindi trasformato la parte finale dei pantaloni nei classici stivaloni portati dai carristi del Regio Esercito.

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