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I Mezzi Militari Italiani
( Parte I )
Home Recensioni Parte II Parte III
Testo e Foto: Giuseppe Iuliano
Premessa: il Ten. Colonnello Giuseppe Iuliano, di stanza alla Scuola di Applicazione di Torino, ci ha gentilmente fornito tutto il materiale riportato di seguito oltre che aver preparato il testo che leggerete. Seguiranno, sempre a cura del Ten. Colonnello, degli aggiornamenti sugli ulteriori carri di produzione italiana.
Colgo inoltre l'occasione per ringraziare il Ten. Colonnello per la sua apprezzabile collaborazione e grande disponibilità.
Carro Armato Fiat 2000
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FIAT 2000 SCHNEIDER |
Questo mezzo corazzato, rappresenta la soluzione al problema carro armato che l’Italia si pose nel 1917. L’iniziativa dello Stato Maggiore dell’Esercito fu suggerita dal Magg. Alfredo Bennicelli che aveva partecipato ad alcune trattative con i francesi per ottenere un modello del carro francese "Schneider". Però le vicende di Caporetto, fecero cadere le trattative ed il progetto fu abbandonato. Nel frattempo la Fiat, aveva iniziato per proprio conto la costruzione di un carro da 40 t., armato con cannone e mitragliatrici denominato Fiat 2000. |
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| Caratteristiche Tecniche | |
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Equipaggio |
10 (capo carro; pilota; cannoniere; 7 mitraglieri) |
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Peso a p. c. |
40 t. |
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Dimensioni |
Lunghezza: 7,40 m. – larghezza: 3,10 m. – altezza: 3,80 m. – altezza scafo da terra: 0,40 m. |
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Armamento |
1 cannone da 65 mm. ;7 mitragliatrici Fiat Revelli calibro 6,5 |
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Protezione |
Da 15 a 20 mm. |
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Motore |
Fiat a benzina, 6 cilindri, 240 HP, con 600 litri di carburante |
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Prestazioni |
Velocità massima su strada: 7,5 Km/h – pendenza massima superabile: 40° - gradino: 0,90 m. – trincea: 3 m. – guado: 1 m. – autonomia: 75 Km |
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| Ne furono costruiti solo 2 esemplari che differivano tra loro in alcuni particolari esterni quali la forma della torretta (tronco conica nel primo esemplare e semisferica nel secondo), la diversa sistemazione dell’armamento secondario, alcune diversità nei portelli d’ispezione sulle fiancate ed in quelli di accesso per l’equipaggio.Lo scafo ancora incompleto del primo esemplare, detto modello 1917, effettuò le prove nel giugno 1917; in seguito il carro veniva completato. Il secondo esemplare venne completato nel febbraio del 1918. Questo carro non entrò mai in produzione di serie ma costituì, insieme ai carri francesi Renault FT e Schneider, la Batteria Autonoma Carri d’Assalto (Torino dicembre 1918). Il motore era dotato di un cambio a 8 marce avanti e 2 retro. La trasmissione a catena avveniva tramite due corone (esterne allo scafo ma solidali ai rulli) dentate da 45 cm. di raggio. | |
Carro Armato Fiat 3000
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FIAT 3000 |
Derivato dall’analogo modello francese Renault FT, fu progettato negli ultimi mesi della Grande Guerra, collaudato nel 1920 e adottato nel 1921. Ne furono consegnati circa 100 esemplari (dei previsti 1.400) nel 1923-24. |
| RENAULT FT | |
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| Caratteristiche Tecniche (Denominazione L-5 31) | |
| Equipaggio | 2 (capocarro-mitragliere; pilota) |
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Peso a p. c. |
5.500 Kg. |
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Dimensioni |
Lunghezza: 4,29 m. – larghezza: 1,67 m. – altezza: 2,19 m. – altezza scafo da terra: 0,35 m. |
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Armamento |
2 mitragliatrici Fiat 35 calibro 8 abbinate (5.760 colpi) – settore verticale: da –12° a +15° - settore orizzontale: 360° |
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Protezione |
Da 6 a 16 mm. |
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Motore |
Fiat a benzina, 4 cilindri, 60 HP, con 105 litri di carburante |
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Prestazioni |
Velocità massima su strada: 20 Km/h – velocità su terreno vario: 10 Km/h – pendenza massima superabile: 41° - gradino: 0,60 m. – trincea: 1,50 m. – guado: 1,10 m. – autonomia: 10-12 ore |
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Simile nella struttura al modello da cui traeva origine, il Fiat 3000, aveva il motore posteriore in posizione trasversale. L’equipaggio era alloggiato nella parte anteriore dello scafo e l’armamento era costituito da mitragliatrici Fiat 35 calibro 8 senza cannocchiale di puntamento. La visibilità esterna era ottenuta tramite feritoie e la torretta era munita di cupola ribaltabile. Il motore, di potenza superiore a quella del carro francese, era un Fiat a 4 cilindri di 6,23 litri, raffreddato ad acqua. La trasmissione era con frizione a dischi multipli con cambio a 3 velocità (più retromarcia) e differenziale con riduttori di velocità. I cingoli erano del tipo a piattaforma e le sospensioni erano costituite da un longherone con 4 balestre, 4 carrelli con 8 rulli portanti e una longherina reggicingolo imperniata posteriormente e spinta in alto da una molla a spirale con 5 rullini. La ruota motrice era posteriore e quella di rinvio, sporgeva anteriormente allo scafo. La corazzatura era costituita da lamiere (piane) imbullonate. I carri muniti di radio non erano armati (sostituite da armi simili ma false) e portavano un’antenna a telaio dalla torretta all’estremità posteriore dello scafo. Come il modello francese, il Fiat 3000 era dotato, posteriormente, di una coda amovibile per facilitare l’attraversamento delle trincee. Dopo aver costituito, fino al 1935, l’armamento dei Reggimenti Carri Armati e, fino al 1939, dei Battaglioni Carri di Rottura, il Fiat 3000, passò nel 1940 ad armare 5 Compagnie della Guardia alla Frontiera. Disciolte nel 1942 e ricostituite in Sicilia (2 su 9 carri), i carri si dimostrarono del tutto inadeguati durante lo sbarco degli Alleati nel 1943. |
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Carro Armato L 35
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| L
35
L 35 Lanciafiamme L 35 Gettaponte "Passerella" Carrello di L 35 |
Lo studio e lo sviluppo (1928) di questo carro, nasce dalla necessità di dotarsi di un mezzo leggero e veloce per l’esplorazione e l’accompagnamento della fanteria. Inizialmente i tecnici dell’Ispettorato automobilistico, si concentrarono sul carro inglese Carden Lloyd Mk VI. Dai risultati delle prime prove, emerse però l’opportunità di dotarsi di un mezzo interamente nuovo tale da soddisfare le esigenze della Forza Armata. Così nel 1931, a seguito di un accordo tra l’Ansaldo e la Fiat per la costruzione di un "Carro armato d’accompagnamento per la fanteria", ebbe luogo il primo esperimento. Attraverso varie modifiche, il carro, ridenominato "Carro armato veloce Ansaldo" prima e "Carro veloce 33" poi, entrò in produzione dal 1933 e i primi esemplari furono distribuiti nel 1934. Nel 1935 apparvero due miglioramenti. Il primo, denominato inizialmente C.V. 33 II serie e poi C.V. 35, era caratterizzato da un abbinamento di mitragliatrici Fiat calibro 8 (invece della singola calibro 6,5 del modello iniziale). Il secondo, apparso a pochi mesi di distanza, era dotato di torretta fissa imbullonata. Gli ultimi modelli prodotti nel 1938, anno in cui tutti i modelli furono denominati "L 35", furono dotati di abbinamento Breda anziché Fiat. Questo carro fu anche ampiamente esportato all’estero. |
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CARDEN LLOYD CARDEN LLOYD "Mortaio" |
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| Caratteristiche Tecniche | |
| Equipaggio | 2 (capocarro-mitragliere; pilota) |
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Peso a p. c. |
3.500 Kg. |
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Dimensioni |
Lunghezza: 3,15 m. – larghezza: 1,40 m. – altezza: 1,28 m. – altezza scafo da terra: 0,25 m. – larghezza cingolo: 0,19 m. |
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Armamento |
2 mitragliatrici Fiat 14/35 calibro 8 abbinate (3.200 colpi) – settore verticale: da –12° a +15° - settore orizzontale: 12° per lato |
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Protezione |
Da 7 a 14 mm. |
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Motore |
Spa CV 3 a benzina, 4 cilindri in linea, 43 HP, con 62 litri di carburante |
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Prestazioni |
Velocità massima su strada: 42 Km/h – velocità su terreno vario: 15 Km/h – pendenza massima superabile: 70% - gradino: 0,60 m. – trincea: 1,45 m. – guado: 0,70 m. – autonomia: 6 ore in terreno vario, 150 Km su strada |
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Lo scafo, la cui corazzatura assicurava la protezione da tiri di fucile e mitragliatrice, da schegge di granata e da proiettili di artiglierie di piccolo calibro, presentava due pareti laterali, una posteriore, un fondo e una torretta fissa. Era diviso in tre parti da paratie ed anteriormente era situato il vano combattimento e pilotaggio mentre posteriormente c’era il motore e gli organi di raffreddamento. L’accesso alla torretta avveniva attraverso due portelli superiori chiudibili con appositi chiavistelli e dotati di piccoli lucernai. A prua, era sistemato un portello per l’ispezione dei freni. L’armamento era sistemato in casamatta mobile e quello di tipo Breda o Solothurn, disponevano di cannocchiale di puntamento. Il motore era avviato, sia internamente sia esternamente, tramite una manovella e trasmetteva il moto alle ruote anteriori attraverso un albero di trasmissione, una frizione a dischi multipli, un cambio a 4 velocità munito di riduttore e un meccanismo di sterzo. Le ruote motrici con 15 denti, erano in acciaio mentre quelle di rinvio erano in bronzo e fungevano anche da tendicingolo tramite un manicotto che permetteva di cambiare la posizione del perno. I carrelli portanti, costituivano insieme a mezze molle a balestra, la sospensione del carro con tre rulli portanti gommati collegati da longheroni. I cingoli, sostenuti superiormente da una longarina in legno di acacia, erano composti da 72 maglie principali e 72 ausiliarie in acciaio stampato, collegate da perni e piastrine. Ognuna delle maglie, era dotata di alette per guidare il cingolo ed impedire lo scingolamento. Derivati - L 35 lancia fiamme: prodotto in molti esemplari ad iniziare dal 1935, fu impiegato per la prima volta in Somalia (17/04/1936) nella battaglia di Uadi Kossac. Il liquido infiammabile era contenuto in un serbatoio cilindrico (molto simile a un bidone per carburante da 200 litri) sistemato sopra il motore oppure in un rimorchio blindato a due ruote da 500 Kg. La gittata era di circa 50-60 metri;- L 35 radio: dapprima con apparecchiatura radio tipo RF 3 C.V. sperimentata in Africa Orientale nel 1935-36 poi, dal 1941, del tipo RF 1 CA; - L 35 cannone: versione armata con fucile contro carro Solothurn da 20 mm. Impiegato in Africa Settentrionale nel 1940-41; - L 35 ponte: dotato di passerella per il passaggio di carri similari su ostacoli lunghi fino a 7 m. e verticali di 4. La passerella poteva essere calata e ritirata senza che l’equipaggio lasciasse l’interno del carro. La stessa poteva essere smontata e trasportata su un rimorchietto; - L 35 soccorso: dotato di apparecchiature per il soccorso e il recupero, fu prodotto in numero limitato. Vi furono numerose altre versioni realizzate per paesi stranieri, con rimorchietto nebbiogeno, portamunizioni o carburante, teleguidato per demolizioni, aviotrasportabile su trimotore S 82 ed altri ancora. Il C.V. 33 fu inizialmente distribuito alle unità di Cavalleria nel dicembre del 1934. Poi equipaggiò anche il 1° Battaglione Carri d’Assalto, i Battaglioni Coloniali XX e XXIII ed altri Battaglioni Carri d’Assalto denominati dal I al XII. I Battaglioni erano formati da 2 o 3 Compagnie ciascuna con un Plotone Carri lancia fiamme. In totale la Compagnia era dotata di 1 carro comando con radio,12 carri e 2 di riserva con rimorchietto portamunizioni. Un Raggruppamento carristi (2 Btg. + 1 Cp.), partecipò con questi mezzi alla Guerra di Spagna (1936-39) con 149 carri. A partire dal 1935 i C.V. 35, furono distribuiti alla Polizia Metropolitana e poi alla Polizia Coloniale che fu ribattezzata in Polizia Africana Italiana. Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale erano in servizio 1.320 carri L 35 tra le varie serie. La sostituzione del carro L 35 nei Reggimenti delle Divisioni corazzate iniziò poco dopo l’entrata in guerra dell’Italia così che il carro fu protagonista delle prime azioni di guerra sul fronte dell’Africa Settentrionale, Greco Albanese, nelle Alpi francesi e in Africa Orientale Italiana. Nel 1941 un gruppo squadroni fu inviato persino in Russia. Dal 1943 andò a poco a poco scomparendo dalla linea. Carro leggerissimo e solo relativamente veloce, era sicuramente più adatto all’esplorazione che al combattimento. L’uso delle mitragliatrici era efficace solo entro una gittata di massimo 400 m. e la mancanza di torretta girevole lo rendeva particolarmente vulnerabile. In caso di ribaltamento, l’equipaggio era impossibilitato all’uscita dal mezzo. Molto spesso si verificavano degli scingolamenti (soprattutto in terreni rocciosi) e la polvere che sollevavano, causava inconvenienti alle armi. Comunque, nonostante i soprannomi dispregiativi dell’epoca di: "scatola di sardine", "cipria", "arrigoni", "cassa da morto", questo carro rimase in servizio per 15 anni, comportandosi, relativamente alle proprie possibilità, in modo brillante. |
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Carro M 11/39
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| M 11/39 |
Collaudato nei primi mesi del 1939 presso il 3° rgt. f. cr. di Bologna. Fu ordinato in 100 esemplari nel 1938 ma ritardi di varia natura, portarono alla conclusione della fornitura soltanto nella tarda primavera del 1940. Comunemente denominato M 11/39. Scafo tradizionale con motore posteriore, camera pilotaggio e combattimento al centro, pilota a sinistra. Equipaggio di 3 uomini; armamento composto di un cannone controcarro in casamatta anteriore destra da 37 mm e da due mitragliatrici abbinate in una torretta sopra la camera di combattimento sinistra. Le armi erano munite di cannocchiali di puntamento. Il capocarro disponeva di un periscopio mentre il pilota poteva usare un iposcopio. Inoltre erano presenti feritoie e portelli vari. Il motore ad iniezione (Fiat da 11.140 c.c.) era dotato sia d’avviamento elettrico sia manuale. Il raffreddamento era ad acqua con due radiatori con ventilatori. I serbatoi del gasolio era situati lateralmente al motore. Cambio a 4 marce (+ retro) con frizione monodisco a secco con riduttore e dispositivo arresto indietreggio. Sistema di frenatura e sterzatura epicicloidale con gruppi di riduzione finale. Trazione anteriore. Sospensioni costituite da due carrelli per lato composti di un bilanciere centrale oscillante, due bilancieri porta rulli con due rulli gommati portanti. La parte elastica era costituita da una molla a balestra fissata al centro e collegata ai bilancieri con coppie di molle cilindriche. Naturalmente, il gruppo tendicingolo era situato posteriormente. L’accesso allo scafo avveniva attraverso tre portelli, uno sul lato sinistro della torretta fissa, uno sul cielo della torretta e uno sulla torretta girevole. I cingoli, di 81 maglie ciascuno, erano in acciaio stampato. Distribuito inizialmente al 32° rgt. della Divisione "Ariete" nel 1939/40. Nel luglio del 1940, i due btg., furono trasferiti in A.S. , sotto il comando del 4° rgt. Impiegati per la prima volta nello scontro vittorioso di SIDI AZEIS il 5/8/40, nel settembre parteciparono all’avanzata su SIDI EL BARRANI. Successivamente impiegati nella "Brigata Corazzata Speciale", furono annientati nel dicembre 1940-gennaio 1941, durante il tentativo di contrastare l’avanzata inglese. Alcuni dei carri presenti in Libia, furono catturati dalle truppe australiane che, contrassegnatoli con dei canguri bianchi, li impiegarono nell’attacco a TOBRUK. |
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| Caratteristiche Tecniche | |
| Equipaggio | 3 (capocarro-mitragliere; tiratore; pilota) |
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Peso a p. c. |
11.000 Kg. |
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Dimensioni |
Lunghezza: 4,85 m. – larghezza: 2,18 m. – altezza: 2,25 m. – altezza scafo da terra: 0,36 m. – larghezza cingolo: 0,26 m. |
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Armamento |
Cannone da 37/40 (84 colpi); 2 mitragliatrici Breda calibro 8 (2.808 colpi) – elevazione: da –8° a +12° - brandeggio: 30° |
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Protezione |
Da 6 a 30 mm. |
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Motore |
Spa 8 T ad iniezione, 8 cilindri a V, 110 HP, con 180 litri di carburante |
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Prestazioni |
Velocità massima su strada: 32 Km/h – velocità su terreno vario: 15 Km/h – pendenza massima superabile: 45° - gradino: 0,80 m. – trincea: 2 m. – guado: 1 m. – autonomia su strada: 210 km e 10 ore in terreno vario |
Carro M 13/40 (e derivati)
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| M
13/40
M 13/40 Recupero |
Il suo studio era stato iniziato dalla Ansaldo già dalla metà del 1938, allo scopo di armare con un tipo d’artiglieria più potente e rapido, il nuovo carro di rottura. In altre parole installando in torretta un pezzo da 47 mm e due mitragliatrici abbinate nella torretta fissa. Vennero anche aumentati gli spessori d’alcune corazze. I primi 15 esemplari furono collaudati nel luglio 1940. Alla fine del 1940 erano stati prodotti 250 carri dei 1.500 previsti. La produzione avveniva presso gli stabilimenti Ansaldo-Fossati di Genova. Il motore era prodotto dalla Spa (Fiat) di Torino. Il carro era comunemente denominato M 13. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale, il confronto con i carri alleati ed avversari, fece emergere la necessità di dotare l’M 13 di un motore più potente. Così nel giugno 1941, fu presentato il primo carro modificato con motore più potente di 20 HP, filtri dell’aria e dell’olio e doppio filtro del gasolio. Il nuovo M 13 sarà poi denominato M14/41. I primi M 13 entrati in servizio, non erano dotati d’apparecchiature radio ma nel 1941 si pose rimedio dotandoli di stazioni radio RF 1 CA. I carri M 40 delle varie serie, differivano per piccoli particolari. Quelli della prima serie presentavano montanti sui parafanghi (staffa per agevolare la salita sul carro), casamatta fusa, corazza frontale dello scafo monoblocco e martinetto di sollevamento dislocato sul parafango anteriore sinistro. Quelli della seconda serie (prodotta alla fine del 1940) avevano i parafanghi ridotti alla sola parte anteriore, il martinetto al posto della ruota di scorta sinistra (abolita). I carri della produzione finale avevano i parafanghi lunghi e feritoie per l’uscita dell’aria dal vano motore trasversali anziché longitudinali. In Africa Settentrionale fu molto sentita l’esigenza di aumentare l’autonomia di questi carri così che, dal 1942-43, furono dotati di una serie di fustini da 20 litri da sistemare esternamente allo scafo. |
| Caratteristiche Tecniche - M13/40 | |
| Equipaggio | 4 (capocarro-tiratore; porgitore; pilota; mitragliere marconista) |
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Peso a p. c. |
14.000 Kg. |
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Dimensioni |
Lunghezza: 4,915 m. – larghezza: 2,280 m. – altezza: 2,270 m. – altezza scafo da terra: 0,38 m. – larghezza cingolo: 0,26 m. |
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Armamento |
Cannone da 47/32 (87 colpi); Mitragliatrice Breda calibro 8: 1 abbinata al cannone - 2 abbinate in casamatta - 1 per uso c/a (2.592 colpi); Elevazione: da –10° a +20°; Brandeggio: 360° torretta – 30° casamatta |
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Protezione |
Da 6 a 42 mm. |
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Motore |
Spa 1 8 T , 8 cilindri a V, 125 HP, con 180 litri di carburante |
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Prestazioni |
Velocità massima su strada: 30 Km/h – velocità su terreno vario: 15 Km/h – pendenza massima superabile: 45° - gradino: 0,80 m. – trincea: 2 m. – guado: 1 m. – autonomia su strada: 210 km e 10 ore in terreno vario |
Derivati
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| M
14/41
M 15/42 |
M 41 uguale all’M 40 a meno di piccoli particolari tecnici e della maggiore potenza del motore. Verso la fine del 1941 fu rielaborato anche l’M 41, potenziando l’armamento, la velocità e adottando nuovi particolari meccanici. Questo diede origine all’M 42, che presentava un motore a benzina più potente, leggero, veloce e scattante. L’armamento principale, era stato migliorato con l’adozione di un sistema di brandeggio elettrico e meccanico e con un pezzo d’artiglieria a velocità iniziale aumentata del 30% di calibro 47/40. Il cambio fu sostituito da uno nuovo sprovvisto di riduttore ma a 5 marce (+ retro). Esternamente, l’ M42 si differenziava per il cannone più lungo, il portello d’accesso alla parte fissa della torretta che era a destra e per la parte posteriore dello scafo completamente ridisegnata per alloggiare il nuovo tipo di gruppo motopropulsore. Sul retro dello scafo furono di nuovo installate le due ruote di riserva ma in posizione diversa. Si notavano anche due attacchi per fustini sulla prua dello scafo e altri tre nella parte sinistra della torretta fissa. E’ da precisare che a livello prototipo, requisito dai tedeschi dopo l’8 settembre, fu realizzato anche un carro per la difesa contraerea dotato di un fascio di 4 mitragliatrici tipo Isotta Fraschini da 20 mm su scafo M 42. Stranamente questo mezzo somigliava moltissimo al successivo carro c/a tedesco armato con mitragliatrici Wirbelwind. Furono realizzati anche un modello, rimasto prototipo, di M 13/40 con torretta telemetrica e cupola e un carro magazzino/soccorso, modificato in A. S., senza torretta per il trasporto di pezzi di ricambio e il soccorso. Il primo impiego tattico del carro M 40 in combattimento, risale al 9/12/1940, nella zona di SOLLUM-HALFAYA (III btg. cr.). L’ M 40, nelle sue successive versioni, equipaggiò tutte le unità carri delle Divisioni Corazzate italiane che combatterono in A. S. fino al 1943. Nel complesso furono costituiti 16 battaglioni di carri M 40 e M 41. A questi se n’aggiungono 3 che avevano in dotazione carri M 41, M 42 e semoventi. Si costituirono anche Compagnie Autonome Carri M 40, 41, e 42. Il Reggimento carri era generalmente costituito da tre Battaglioni carri M. |
| Caratteristiche Tecniche - M14/41 | |
| Equipaggio | 4 (capocarro-tiratore; porgitore; pilota; mitragliere marconista) |
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Peso a p. c. |
14.000 Kg. |
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Dimensioni |
Lunghezza: 4,915 m. – larghezza: 2,280 m. – altezza: 2,370 m. – altezza scafo da terra: 0,38 m. – larghezza cingolo: 0,26 m. |
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Armamento |
Cannone da 47/32 (87 colpi); Mitragliatrice Breda calibro 8: 1 abbinata al cannone - 2 abbinate in casamatta - 1 per uso c/a (2.664 colpi); Elevazione: 30° torretta – 38° casamatta; Brandeggio: 360° torretta – 28° casamatta |
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Protezione |
Da 6 a 42 mm. |
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Motore |
Spa 1 15 T a nafta , 8 cilindri a V, 145 HP, con 180 litri di carburante |
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Prestazioni |
Velocità massima su strada: 32 Km/h – velocità su terreno vario: 16 Km/h – pendenza massima superabile: 45° - gradino: 0,80 m. – trincea: 2 m. – guado: 1 m. – autonomia su strada: 200 km e 10 ore in terreno vario |
| Caratteristiche Tecniche - M15/42 | |
| Equipaggio | 4 (capocarro-tiratore; porgitore; pilota; mitragliere marconista) |
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Peso a p. c. |
15.000 Kg. |
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Dimensioni |
Lunghezza: 5,060 m. – larghezza: 2,280 m. – altezza: 2,370 m. – altezza scafo da terra: 0,41 m. – larghezza cingolo: 0,26 m. |
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Armamento |
Cannone da 47/40 (111 colpi); Mitragliatrice Breda calibro 8: 1 abbinata al cannone - 2 abbinate in casamatta - 1 per uso c/a (2.640 colpi); Elevazione: 30° torretta – 38° casamatta; Brandeggio: 360° torretta – 28° casamatta |
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Protezione |
Da 6 a 42 mm. |
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Motore |
Spa 1 15 TB , 8 cilindri a V, 190 HP, con 407 litri di carburante |
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Prestazioni |
Velocità massima su strada: 40 Km/h – velocità su terreno vario: 20 Km/h – pendenza massima superabile: 45° - gradino: 0,80 m. – trincea: 2 m. – guado: 1 m. – autonomia su strada: 220 km e 10 ore in terreno vario. |
Bibliografia
- "Gli eserciti del ventesimo secolo-mezzi corazzati e blindati", Curcio Periodici;
- "Atlante mondiale dei mezzi corazzati", Ermanno Albertelli Editore.
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