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I Mezzi Militari Italiani
( Parte III )
Home Recensioni Parte I Parte II
Testo e Foto: Giuseppe Iuliano
Terza parte dell'articolo sui mezzi militari italiani a cura del Ten. Colonnello Giuseppe Iuliano.
Carro leggero M-24 Chaffee
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M 24
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Direttamente
derivato dalle esperienze inglesi nella guerra nel deserto del 1942 dove
usava carri con armamento leggero. Questo indusse gli americani a dotare
questo tipo di mezzo corazzato (carro leggero) di armamento più pesante
(75 mm). Così, dopo alcuni esperimenti d’adeguamento del carro M 5, nel
1942 la Cadillac iniziò a lavorare sullo sviluppo di un modello
completamente nuovo. Il primo dei due prototipi fu consegnato
nell’ottobre 1943 e si dimostrò così efficace che venne immediatamente
dato l’avvio alla produzione di 1000 carri che aumentarono presto a
5000. I carri furono prodotti dalla Massey-Harris e dalla Cadillac già
dal 1943. Caratteristico il fatto che il cannone era derivato da quello
installato sui bombardieri Mitchell che, grazie ad un sistema di frenatura
particolare, consentiva di recuperare molto spazio in torretta. La
denominazione iniziale era quella di M 24 che divenne poi M 24 Chaffee
dopo la cessione di alcuni carri agli inglesi che lo denominarono Chaffee
in onore del Gen. Adna Chaffee, primo Comandante del Corpo Corazzato USA. Entrarono in servizio nell’ Esercito Italiano nel 1950. |
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M 24 Obice |
M 24 Semovente M 24 Mortaio
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M 24 Quadrinato M 24 Galleggiante |
| Caratteristiche Tecniche | |
Denominazione |
Light Tank M24. |
| Equipaggio |
5 (capo carro; pilota; tiratore; porgitore; 2° pilota / radio operatore). |
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Peso a p. c. |
17,9 t. |
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Dimensioni |
Lunghezza: 5,49 m. – larghezza: 2,84 m. – altezza: 2,45 m. – larghezza cingolo: 0,406 m.; carreggiata: 2,40 m. |
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Armamento |
Cannone da 75 mm. (M6); 2 mitragliatrici Browning calibro 7,62 (1 coassiale); mitragliatrice Browning calibro 12,7 c.a.; elevazione: da –10° a + 15° ; brandeggio: 360° ; - munizionamento: 48 da 75 mm; 3750 da 7,62 e 440 da 12,7. |
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Protezione |
Da 9 a 25 mm. |
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Motore |
2 Cadillac accoppiati (44T24) da 110 Hp ciascuno a benzina. |
| Sospensioni |
A barre di torsione. |
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Prestazioni |
Velocità massima su strada: 56,3 Km/h – velocità massima su terreno vario: 40 Km/h - gradino: 0,914 m. – trincea: 2,40 m. – guado: 1.22 m. – autonomia: 160 Km (su strada). |
I motori accoppiati e la
trasmissione (tipo Hidra-matic), derivano direttamente da quelli montati
sui carri della serie M 5 perché si erano dimostrati molto efficienti.
Non furono adottate pareti verticali per aumentare le capacità di
protezione rendendole più sfuggenti. Lo sviluppo di un nuovo carro
leggero deriva anche dalla volontà di disporre di uno scafo standard per
carri, semoventi e mezzi speciali in modo da semplificarne manutenzione e
produzione. Lo scafo aveva la caratteristica di essere interamente saldato
con corazzatura omogenea. A richiesta,il carro poteva essere dotato di una
lama apripista.
Modelli derivati: M 19 Gun Motor Carriage: prodotto per il Comando Contraereo con 2 cannoni binati M 2 da 40 mm sistemati posteriormente allo scafo. Il motore, per l’esigenza, fu spostato nella parte centrale dello scafo. Il progetto iniziò nella metà del 1943 e nel 1944 ne furono ordinati 904. L’equipaggio era di 6 uomini, il peso di 16,8 t., l’altezza di 3 m e l’elevazione delle armi andava da –5° a + 85°. Disponeva di 336 colpi da 40; M 41 Howitzer Motor Carriage: semovente (omesso); M 37 Howitzer Motor Carriage: obice (omesso); T 38 Mortar Motor Carriage: mortaio (omesso); T 77 E 1 Multiple Gun Motor Carriage: proposto nel 1943, prevedeva un complesso quadrinato da 12,7 in una torretta sviluppata dall’ USAAF. Era previsto un calcolatore di puntamento. Con la fine delle ostilità, nel settembre 1945, il progetto fu abbandonato; - M 24 con apparecchiatura per il galleggiamento: sperimentato nel 1944, era dotato di pontoni sistemati anteriormente e posteriormente per assicurare il galleggiamento e di palette aggiunte sui cingoli per consentire il movimento in acqua. Scopo dell’apparecchiatura (denominata M 20) era quello di consentire al carro di raggiungere autonomamente la riva dopo l’uscita dai mezzi da sbarco. Raggiunta la riva, era sganciata e lasciata sul terreno. Non fu mai impiegata in operazioni. |
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Bibliografia
- "Atlante mondiale dei mezzi corazzati", Volume 1, Ermanno Albertelli Editore.
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