Centro Modellistico Torinese

 

M 113 "Fitter"

Home  Articoli

Autore Modello e Articolo: Franco Orsogna

Foto: Dino Monachella

 

 

Reportage Fotografico

 

                                

 

Materiali

Mezzo

M113 – 1:72, Esci;
Merkava – 1:72, Esci;
Plasticard - Evergreen in spessori da 0,25 a 1,5 mm;
Milliput grigio-verde.

 

Introduzione

L’M113 è probabilmente uno dei mezzi militari per trasporto truppe, e non solo, tra i più diffusi al mondo: basti pensare infatti che le principali derivazioni di questo mezzo sono almeno 37 ed includono, tra le altre, versioni recupero, comando, supporto mortaio, lancia missili, ecc...

L’M113, di progettazione statunitense, nasce come programma all’inizio nel 1956, il cui immediato risultato è stato un primo prototipo in alluminio denominato T113.

Ritornando al modello presentato in questo articolo si ricorda che l’M113 "Fitter" è noto anche come M579.

In questo carro recupero si possono notare tutta una serie di modifiche rilevanti rispetto la versione base: l’obiettivo è stato quello di ottenere una vera e propria officina "viaggiante". Ad esempio il grosso portellone superiore, è di tipo rimovibile, e tale caratteristica permette addirittura l’alloggiamento al suo interno di un intero motore di un altro mezzo cingolato.

Il modello realizzato, in particolare, afferisce ad un battaglione israeliano di Merkava; questa specificità risulta evidente in quanto ospita esternamente alcune ruote e rulli di rinvio dello stesso main battle tank israeliano per eccellenza.

Mezzo similare, in quanto possiede la stessa gru Hiab del Fitter, ed altrettanto affascinante, è l’YPR806 ARV olandese: le differenze che si possono rilevare dall’esame fotografico sono essenzialmente dovute alla predisposizione dei diversi elementi dei carichi laterali.

Montaggio

La costruzione del mezzo è partita dallo scafo superiore in quanto, per poter riprodurre le griglie del motore e tutti i dettagli esterni il lavoro sarebbe stato più agevole.

Il treno di rotolamento in questi modelli di piccola scala risulta essere sempre una parte critica, e, questo per ottenere qualcosa di sufficientemente realistico. Fortunatamente la Esci fornisce i cingoli suddivisi in settori e in plastica; mediante una dima creata ad hoc sono stati preparati i denti dei cingoli a forma trapezoidale che sono stati incollati con colla per polistyrene in tubetto. Difatti preparato lo scafo, è stato subito verniciato e montato tutto il treno di rotolamento.... altrimenti, sarebbe stato difficile farlo in un secondo momento.

La gru è sicuramente il pezzo di maggiore effetto: questa si compone di 3 parti principali, ovvero due bracci ed il supporto che lo collega allo scafo superiore. Tutta la gru è stata creata con del plasticard da 0,1 mm, oltre che ricorrendo a pezzi di rame (per il cavo) e all'acciaio per le maniglie; altri pezzi sono stati recuperati da vecchi modelli. Giusto per dare una idea del lavoro svolto, a conclusione del lavoro,ho fatto la conta delle sue sotto-componenti: qualcosa come 490 pezzi!!

Il portello superiore è un rettangolo di plasticard, mentre le grosse chiavi a farfalla sono state realizzate con un " bullone" in resina. Il rivetto è stato quindi forato lateralmente con una punta da 0,25 mm al cui interno è stato fatto passare un  piccolo pezzo di filo di rame. Per concludere, alle estremità del filo di rame sono state depositate due gocce di colla vinilica.

Pezzo a parte è il coprimarmitta: in questo caso ho recuperato un rettangolino di lattina di coca-cola a cui ho applicato del nastro adesivo da carrozziere in cui sono stati preventivamente segnati con una matita gli incroci dei fori. Questo sistema è stato molto utile per realizzare i fori nella maniera più precisa possibile. E' sempre molto importante una preventiva punzonatura con una punta di cutter. Infine la lamiera è stata arrotondata schiacciandola su di una biro a sezione circolare delle dimensioni volute.

I carichi esterni sono stati riprodotti con l'immancabile plasticard da 0,2 mm.

Per il dettaglio dello scafo superiore ho utilizzato piccoli pezzi di sprue (per le piccole maniglie) e vari profilati in plastica. Il grosso sacco che poggia sul carro è stato modellato in milliput grigio-verde, mentre la corda è un filo di rame.

Per quanto riguarda il portello posteriore, non sono stati effettuati interventi rilevanti: praticamente si è optato per adottare il portello così come fornito da scatola di montaggio. Il portello è stato incollato solamente alla fine, in quanto è necessario prima inserire all'interno del carro la graffa ad "U" per ancorarlo saldamente al terreno.

 

Colorazione del mezzo

Vista la ridotta scala, la tecnica di colorazione da utilizzare dovrebbe essere differente da quella utilizzata usualmente per i mezzi in scala 1/35; difatti i colori dovrebbero risultare meno scuri di quello che si applicherebbero nel caso della 1/35.

Dalle poche foto a colori recuperate si evidenzia il fatto che la versione verde è di un colore molto simile all’olive drab americano. In ogni caso si poteva decidere di colorarlo nella versione giallo sabbia o nelle varie colorazioni tipiche dei mezzi israeliani relativamente al periodo in cui si vuole collocarlo storicamente.

Per il modello dell’articolo è stato utilizzato il colore Olive Drab della Tamya passato ad aerografo: Le fasi della colorazione sono state così ripartite:

Colorazione della parte inferiore del modello;
Colorazione a parte del treno di rotolamento (ruote più cingoli) e successivo montaggio dello stesso;
Colorazione della parte superiore del modello.

La colorazione delle ruote, e precisamente dell’anello di gomma, è stata semplificata dalla costruzione di mascherature rigide e circolari in plasticard.

Per i restanti elementi di colore differente (bombole, antenne, gancio, ecc..) si sono applicati gli smalti della Humbrol a pennello.

Diorama

Per la costruzione della base del terreno è stato utilizzato del milliput grigio-verde. Una volta steso sulla basetta, mediante un vecchio pennello con setole tagliate è stata ricreata la testura, cercando di imitare così un terreno cosparso di piccoli sassi tipico dei paesi medio-orientali. Successivamente sono stati incollati sabbia e piccole pietre con colla vinilica diluita in acqua. Il colore adoperato per la base è un giallo sabbia a smalto, seguito da lavature a tempera e lumeggiature con smalti mescolati ad colori ad olio (giallo sabbia, humbrol + bianco ad olio).

Il muretto è stato preparato con delle pietre piatte incollate con della colla vinilica della Pattex, che ha delle caratteristiche di tenuta maggiori ed un tempo di asciugatura dell’ordine di pochi minuti.

L’erba utilizzata per riprodurre la vegetazione è quella classica per modellismo ferroviario. Questa deve essere incollata a ciuffetti su di una goccia di colla vinilica (è sempre meglio diluirla con un po’ d’acqua), depositata precedentemente sul terreno. Molto importante è la sua colorazione: prima con del verde molto diluito in acquaragia si passa la mano di base, successivamente con della tempera (marrone scuro) molto diluita con fiele di bue si ripassa il tutto, come si trattasse di una lavatura. Infine con del colore giallo-sabbia si lumeggiano le estremità superiori dell’erba.

Per fissare il carro al terreno è stata preparata una graffetta ad "U" utilizzando un filo di acciaio da 0,7 mm e successivamente (non avendo incollato il portellone posteriore) è stata infilata all’interno nel mezzo in due fori praticati sul fondo del modello.

Quale considerazione finale si può dire che i mezzi in 1/72 possono dare sicuramente delle grandi soddisfazioni in termini di velocità d’esecuzione e ....in ogni caso richiedono meno spazio nella vostra vetrina. Inoltre si possono raggiungere dettagli, ovviamente con alcune limitazioni del caso, non indifferenti, pari quasi alla classica e maggiore scala 1/35. Unico elemento di cui bisogna tenere conto è che alcune tecniche dovranno essere riviste.

Quale nota di cronaca la realizzazione del Fitter ha richiesto circa 5 mesi di lavoro, per circa un paio di ore di lavoro al giorno.

Bibliografia

"Verlinden Productions Modelling Magazine" Vol. 2 Num. 1;
"Battelground in Lebanon", Concord Edition;
"Tanks of the World " Edition 7, Bernard & Graefe Verlag, 1990 ;
Christopher F. Foss, "Jane’s Tank Recognition Guide", Harper Collins, 1996.

Home  Articoli