Centro Modellistico Torinese

 

T 62 M - Sirya

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Modello e Articolo di: Franco Orsogna

Foto: Dino Monachella - Ivo Preda

Reportage Fotografico

      

Materiali

T62 – 1:72, Esci;
Fotoincisioni T-62, Eduard.

Storia

Il carro T62 rappresenta la diretta l’evoluzione del suo predecessore T55: in particolare gli elementi che lo differenziano consistono nell’allungamento dello scafo e la sostituzione della torretta con una di nuova generazione dotata del cannone D-54 da 105 mm.

La produzione del modello T62 è stata avviata a seguito della messa a punto dei due prototipi Obiekt 165 e Obiekt 166. Il primo prototipo possedeva un cannone da 100 mm mentre il secondo da 105 mm. La decisione da parte del governo statunitense di adottare quale nuovo carro l’M60 con cannone da 105 mm, portò alla decisione, da parte del governo russo, di adottare il prototipo 166 quale base per la produzione del nuovo carro.

La produzione di preserie cominciò nel 1961, costituita dai primi 25 carri, mentre la vera produzione di serie iniziò nel luglio 1962.

Nonostante il T62 rappresentasse negli anni settanta l’ultima evoluzione del "Main Battle Tank" russo la sua stessa produzione fu interrotta dal governo russo nel 1975, a differenza del T55 il quale fu costruito fino al 1979, anche se essenzialmente per il mercato dell’export.

La versione realizzata in questo articolo è il T62 M modello 1975 che si distingue principalmente per le modifiche sulla torretta al fine di poter alloggiare una mitragliatrice antiaerea DSHK da 12,7 mm sul portello di accesso del caricatore. La scelta della mimetica è ricaduta su quella siriana in quanto di sicuro effetto! Le colorazioni mimetiche di questo periodo e per questa nazionalità possono essere di due tipi: a 2 toni (giallo sabbia e verde) oppure a 3 toni (giallo sabbia, verde e marrone).

Il Kit

Il modello del T62 della Esci, come tutta la serie di carri in 1/72 della stessa marca, si propone con un buon dettaglio ed una fattura adeguata alla realizzazione di un buon modello, nonostante gli anni che lo separano dalla sua uscita sul mercato. Punto di forza di tale serie di carri sono sicuramente i cingoli suddivisi in settori, che purtroppo sono il grande neo di quasi tutte le altre case produttrici in questa scala.

Le due stampate che compongono la scatola si presentano in un classico color sabbia chiaro e si compongono di un numero limitato di pezzi.

Scafo

Il lavoro inizia con la ricostruzione delle griglie dei motori e dell’intelaiatura dello stesso cofano che si trova al di sotto. Prima di cominciare questa operazione sarà necessario aprire le griglie presenti sulla stampata dello scafo superiore.

Bisognerà poi rimuovere i supporti triangolari dei parafanghi, in quanto troppo spessi, e riprodurli partendo da un foglio di plasticard da 0,25 mm. Prima di incollare i serbatoi laterali si ricreano le maniglie ed i condotti del carburante con del filo di rame.

Per la lama frangi-acqua non è stata utilizzata quella presente nel foglio di fotoincisi della eduard, in quanto sovra-dimensionata, ma ne è stata sagomata una nuova su plasticard ed incollata sullo scafo dopo aver ricreato i due supporti con della lamina di rame.

Per riprodurre le maniglie triangolari si sono seguite le seguenti operazioni: mediante una dima triangolare ed un filo di rame si modella la maniglia stessa, che viene quindi infilata ed incollata nei due fori preparati precedentemente con una punta da trapano da 0,25 mm.

Infine con un pezzo di sprue si ricrea il supporto della maniglia.

Il fanale presente sullo scafo si ricostruisce con del filo d’acciaio e dello sprue tirato a caldo, così che, dopo questa costruzione è possibile chiudere i due gusci dello scafo. I cavi di alimentazione del faro sono realizzati con il solito filo di rame.

Treno di rotolamento

Il montaggio parte dalla pulizia delle sbavature delle ruote del treno di rotolamento: bisognerà riprodurre le due serie di fori presenti su di ogni ruota, utilizzando punte da trapano (e queste a mano libera onde evitare una rottura indesiderata della punta...) ed un cutter per i caratteristici fori "oblunghi".

Sia le ruote che i cingoli sono stati colorati prima del montaggio. In particolare I cingoli sono stati verniciati con una base di nero, poi del rust (Matt-113) e infine sporcato con del marrone-sabbia (Matt 24).

Torretta

Le modifiche apportate alla torretta non sono state rilevanti. E’ stato ricostruito il sistema di puntamento "Luna" in plasticard e sostituita la parte terminale della canna con un tondino di plastica.

Siccome le giunzioni della parte frontale della torretta non sono molto precise bisognerà stuccare la zona intorno al mantelletto del cannone, modellando quest’ultimo con del milliput grigio-verde.

I grossi maniglioni laterali sono stati preparati con del filo armonico d’acciaio e sono stati inseriti all’interno di alcuni fori realizzati precedentemente.

Per le cassette delle munizioni è stato costruito un master in plastica a cui sono seguite due copie realizzate con stampi in gomma siliconica; le cinghie delle cassette provengono dal kit di fotoincisione della Eduard.

Il telone apposto sulla torretta è stato modellato a partire da una sfoglia di milliput (stesa con borotalco ed il manico di cutter): la corda che lo raccoglie è un filo di rame.

Per fornire un realismo maggiore al mezzo ho ricostruito i denti dei cingoli, e questo mediante una sezione dei cingoli di un Merkava, sempre della Esci.

Colorazione del Mezzo

Per la colorazione è stata scelta quella a due toni tipica del periodo: difatti la colorazione è spesso l’elemento che mi spinge a scegliere un carro piuttosto che un altro oppure una particolare nazionalità.

I colori utilizzati sono gli smalti della Humbrol: Russian Green (Matt 114) e giallo deserto (Matt 103).

La stesura del colore è avvenuta in due fasi: la prima con il giallo deserto per realizzare la base, e successivamente con aerografo a mano libera, il verde per ricreare la mimetica.

Per i cingoli è stato usato il color ruggine (Humbrol Matt 113) lavato ad olio con nero e marrone e lumeggiato con il colore di base più del bianco ad olio. La colorazione della gomma delle ruote in nero ha necessitato la costruzione di una mascheratura circolare in plasticard, in modo da poter colorare prima il nero e poi, sfruttando la maschera, il giallo deserto interno alla ruota.

La tecnica della lavatura è stata utilizzata solamente in parte. L’applicazione è avvenuta mediante l’uso di un terra di siena bruciata ad olio diluita abbondantemente in acquaragia.

Per completare l’opera è seguita una fase di lumeggiatura con i rispettivi due colori di base schiariti con del bianco da olio.

Le insegne sono state dipinte a pennello con del bianco mescolato con pochissimo marrone chiaro. E’ sempre buona regola non utilizzare i colori puri, cercando di renderli maggiormente neutri con tinte quali il grigio o il marrone.

Base

Il terreno è stato riprodotto su di una basetta in ulivo in cui si è ricreato un "rialzo" in legno, così da riproporre lateralmente la mimetica del carro rendendo il modello un po’ più "appariscente".

Inizialmente è stato steso uno strato di das bianco in cui è stata ricreata la testura tipica dei terreni rocciosi con un pennello a setole tagliate. Con della colla vinilica, diluita con dell’acqua, sono state sparse delle piccole pietre e della sabbia molto fine. La disposizione sul terreno di tali elementi riveste un’elevata importanza: per questo aspetto vi consiglierei il famoso libro di Sheperd Paine "Come costruire un diorama".

Per la vegetazione sono state usate le setole di un vecchio pennello ed altri elementi ricavati da composizioni di fiori secchi.

La pittura invece è stata realizzata completamente a pennello: con il colore base, un giallo deserto sempre a smalto della Humbrol e del bianco ad olio si è passata una lumeggiatura molto leggera. Infine con della terra bruciata ad olio diluita in acquaragia si è ripassato il tutto per aumentare e far esaltare i dettagli del terreno oltre che ricreare le zone d’ombra.

Il carro è stato poi fissato al terreno con una graffa ad "U" in filo metallico (comunissimo fil di ferro) e della colla vinilica, perché, se vi potesse interessare una partecipazione a qualche mostra è meglio assicurare saldamente il modello alla base.

Bibliografia

S. Zaloga, "T54, T55 e T62", Concord Publications Company;
Tamya News, "Russian T-62 Tank";
Trevor Larkum - Jim Kinnear, "Preserved tanks in Russia", Armour Archive, 1997;
"Armi ed armamenti della Unione Sovietica", Grande enciclopedia delle armi moderne, Alberto Peruzzo Editore.

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