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Centro Modellistico Torinese | ![]() |
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VCC-1 "Camillino"
Autore Modello e Articolo: Franco Orsogna
Foto: Dino Monachella, Paolo Galanti
Scala 1:72
Reportage Fotografico
Materiali
| M163 – Esci; | |
| Plasticard “Plastruct” in diverse sezioni e formati; | |
| Fotoincisioni Sherman M4 – Eduard (per la mitragliatrice); | |
| Milliput grigio-verde (terreno). |
Introduzione
Il VCC-1 denominato simpaticamente “Camillino” rappresenta una delle numerose varianti del carro M113 di disegno statunitense: le principali differenze risiedono nella parte posteriore del carro in cui sono previsti due serbatoi supplementari di carburante e la corazzatura laterale che risulta essere inclinata. Anche le tre torrette presenti sulla parte superiore sono di nuovo disegno e rappresentano una modifica alla versione base. Infine, in due differenti versioni, il VCC-1 italiano è stato dotato di una corazzatura supplementare di tipo passiva.
Per quanto riguarda la produzione del mezzo questa è stata operata dalla Oto-Melara a partire dal 1982 ed ha visto la produzione di circa 300 esemplari che sono andati a rifornire i diversi battaglioni dell’esercito e della marina italiana. Ulteriori 200 esemplari nella versione “TUA” sono stati prodotti per il solo mercato estero.
Montaggio
La costruzione della variante italiana dell’M113 è stata avviata a partire dal modello dell’M-163 della Esci (oggi difficilmente recuperabile in commercio). Un valido aiuto, in termini “documentativi”, è giunto dal modello del VCC-1 in scala 1/35 prodotto dalla Model System, anch’esso purtroppo non più in produzione.
Non mi dilungherò molto sulla descrizione di tutta costruzione del modello, cosa lunga e noiosa, ma cercherò di descrivervi le principali modifiche che hanno richiesto uno sforzo maggiore o che possano dare al lettore qualche nuovo spunto o suggerimento tecnico.
Il primo passo della costruzione ha visto la definizione della corazzatura laterale ed i serbatoi supplementari, attraverso l’uso di un foglio di plasticard da 0.15 mm.
La protezione laterale al treno di rotolamento (per intenderci quella in gomma), visto l’allungamento dello scafo è stata modificata a partire da quella della scatola aggiungendone una ulteriore sezione.
Le ruote sono state sdoppiate (come di fatti sono nella realtà) tornendo dei dischi di plastica sul trapanino. Sono stati anche riprodotti i denti dei cingoli, così da rendere il più realistico possibile il treno di rotolamento. L’operazione è stata svolta creando una dima in plastica, in cui era possibile inserire una striscia di plastica da tagliare.
Tutte e tre le torrette sono state costruite sagomando cerchi di plastica sul solito trapanino, utilizzando quest’ultimo come fosse un tornio.
Le feritoie laterali sono state disegnate a matita e forate internamente con una piccola punta di trapano. La forma trapezoidale è stata ottenuta con l’uso del cutter e di carta vetro molto fine.
Le grosse cerniere che permettono il movimento delle protezioni della torretta del mitragliere sono state sagomate inserendo in un tondino di plastica dei piccoli quadratini dello stesso materiale. Ad incollaggio terminato le cerniere sono state sagomate con i soliti strumenti: lime e carta vetro.
I bulloni presenti su tutta la corazzatura del carro sono stati ricavati attraverso delle copie in resina, a partire da quelli presenti sulle ruote. Con della colla liquida per plastica sono stati collocati in posizione. In questo caso per i piccoli bulloni uso bagnare con saliva la punta del cutter per prelevare il bullone e questo dopo aver bagnato di colla liquida con un piccolo pennello la parte su cui fissare il bullone. Vi suggerisco sempre di disegnare i punti in cui andrete ad alloggiare i bulloni, in modo da non ritrovarsi alla fine con bulloni che “avanzano” o che siano tutti disallineati…
Gli specchietti ed i fumogeni sono stati realizzati a partire da quelli contenuti nella scatola del Leopard I sempre di marca Esci. Vista le dimensioni simili, ma una forma leggermente differente, gli specchietti sono stati sagomati con carta vetro e cutter per conferirne un aspetto adeguato.
Per le antenne mi rifaccio sempre al solito acciaio armonico, molto resistente ed affidabile nel mantenere la sua forma, oltre che le sue caratteristiche di robustezza.
Le poche cinghie di fissaggio che compaiono sul carro sono state ricavate tagliando delle strisce di alluminio da una lattina.Colorazione
La fase di pittura del mezzo è cominciata dal treno di rotolamento, altrimenti difficilmente raggiungibile in un secondo momento; oltre alle ruote sono stati verniciati a parte i cingoli e la zona bassa dello scafo.
La colorazione dell’anello di gomma è stata semplificata dalla costruzione di una mascheratura circolare in plasticard, così da poter verniciare liberamente la parte interna della ruota e poi passare all’utilizzo del nero con la mascheratura preparata. Questo metodo risulta essere molto preciso e veloce.
La tinta utilizzata per riprodurre il verde italiano è stata composta mescolando un verde (nr. Matt 86), un bianco (nr. Matt 34) ed il nero (nr. Matt 33). Le proporzioni indicative sono rispettivamente 80%, 10% e 10%.
La tecnica che utilizzo per le lavature consiste nello stendere una buona mano di fiele di bue puro su di una zona abbastanza ampia. A questo punto, con una mistura abbondantemente diluita di tempera color seppia (nero+rosso) e di fiele di bue si è passato con un pennello fine ed in modo selettivo le zone in ombra e gli interstizi.
Le luci sono state ottenute applicando li colore di base schiarito con del bianco ad olio ed una punta di nero. E’ importante non schiarire troppo il colore, questo per evitare un forte contrasto con il colore di base. Inoltre per ottenere una buona lumeggiatura è necessario passare il colore schiarito in più sessioni, ed ogni volta depositando pochissimo colore.
Infine con della polvere di gessetto applicata a pennello è stata leggermente impolverata la parte inferiore del carro. Alcune sporcature sono state infine applicate sulla parte superiore del carro, usando sempre i gessetti e della tempera.
Per le decal ho utilizzato il foglio prodotto e commercializzato dalla ditta romana Babe Store’s, che presenta tutta una serie di targhe, stanag e quant’altro per i carri moderni italiani in scala minore. Difatti oltre a questo foglio per i carri italiani in piccola scala non esistono altri font, se non quelle contenute in alcune scatole di montaggio della ormai tramontata Esci.
La scelta del corpo per il mio carro è ricaduta nella versione dei bersaglieri, con stanag granata.
Per concludere la finitura del mezzo ho passato su di alcune zone del trasparente opaco della Humbrol.
Ultima operazione da effettuare è fissare il carro al terreno. In questo caso è stata preparata una graffetta ad “U” utilizzando un filo di acciaio da 0,7 mm e successivamente (non avendo incollato il portellone posteriore) è stata infilata all’interno nel mezzo in due fori praticati sul fondo dello scafo del modello.
Base
Il muretto che compare nella scenetta è stato costruito utilizzando il solito plasticard. Le parti basse e quelle alte del muro sono state cosparse di colla liquida per plastica e ripassate con uno spazzolino da denti, così da imitare la maggiore rugosità della pietra. Il colore di base utilizzato per la colorazione è stato il Matt Light Grey della Humbrol.
Le piccole colonne che compaiono davanti al carro sono state preparate con tondini di plastica. Dopo aver preparato un master sono seguite le consuete copie; il fissaggio delle parti è avvenuto con colla cianoacrilica.
Per la costruzione della base del terreno mi sono affidato al milliput, quello di tipo grigio-verde. Una volta steso sulla basetta, mediante un vecchio e grosso pennello con setole tagliate è stata ricreata la testura cercando di imitare così un terreno cosparso di piccoli sassi di varia forma e dimensione. Successivamente sono stati incollati sabbia e piccole pietre, in forma e dimensioni diverse, con colla vinilica diluita in acqua. Il colore adoperato per la base è un giallo sabbia a smalto, seguito da lavature a tempera e lumeggiature con smalti mescolati ad colori ad olio (giallo sabbia, humbrol + bianco ad olio).
L’erba utilizzata per riprodurre la vegetazione è quella classica per modellismo ferroviario. Questa deve essere incollata a ciuffetti su di una goccia di colla vinilica (è sempre meglio diluirla con un po’ d’acqua), depositata precedentemente sul terreno. Molto importante è la sua colorazione: prima con del verde molto diluito in acquaragia si passa il colore di base, successivamente con della tempera (marrone scuro) molto diluita con fiele di bue si ripassa il tutto, come si trattasse di una lavatura. Infine con del colore giallo-sabbia si lumeggiano le estremità superiori dell’erba. Ulteriore fase consiste nel dipingere, con una lavatura, le zone che contornano i ciuffi d’erba.
Per concludere l’articolo vi segnalo che tutte le fasi di pittura, sia per il modello che per il terreno, sono state precedute da diverse prove su di un vecchio modello e su di una piccola porzione di terreno preparata a parte. Questa tecnica di “sperimentazione”, nonostante richieda un ulteriore sforzo, permette di evitare errori grossolani e di raggiungere i risultati voluti senza incorrere in sgradite sorprese…
Bibliografia
| Ruggero Stanglini, “Operazione Somalia, 1992-94”, 1994, Edai; | |
| Barry Beldam, “Unitaf in Somalia”, Concord Edition; | |
| Marco Amatimaggio, “Il Battaglione San Marco”, 1994, Italia Editrice; | |
| “Tanks of the World – Tashenbuch der Panzer”, Edition 7, Bernarrd & Graefe Verlag; | |
| “Rivista Militare”, diversi numeri. |