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Vagone Blindato del treno
"Cosima Minime
Autore Modello e Articolo: Franco Orsogna
Foto: Valerio Cavina, Dino Monachella

Scala 1:35
Reportage Fotografico
Nota: Il mezzo finito è in scala 1:72.
Materiali
| T34-76 mod. 42 - Tamiya; | |
| Binari - Verlinden; | |
| Plasticard Evergreen in spessori da 0,5-1-2 mm e vari profilati. |
Introduzione
L’Unione Sovietica fu una delle prime nazioni al mondo ad utilizzare i treni armati quale strumento di difesa del proprio territorio. Difatti, nonostante un ritardo nello sviluppo della rete ferroviaria nazionale rispetto ad altri paesi europei seguì una "naturale" e repentina evoluzione ed utilizzo di questi mezzi armati; basti pensare alla vastità del territorio dell’Unione.
I primi mezzi ferroviari sviluppati dalla Russia risalgono all’anno 1917, mentre, durante la seconda guerra mondiale furono costruiti diversi tipi di vagoni corazzati che spesso utilizzavano le ordinarie torrette dei carri armati russi, quali il T-28, KV-I ed il più conosciuto T-34.
Questi mezzi così inusuali e così originali hanno comunque un elemento a loro sfavore; difatti il neo associabile alla categoria, che è subita miseramente dal modellista, è la difficoltà nel reperimento di una adeguata documentazione che possa supportarli nella costruzione di un modello generalmente così poco diffuso e che rifletta in maniera verosimile…la realtà: il nostro obiettivo.
In conclusione, mi confesso, per costruire il vagone che andrò a presentarvi mi sono basato su di un solo disegno al tratto (anche se di buona qualità) e 3 fotografie molto sbiadite.
Infine, il vagone presentato nell’articolo appartiene al famoso treno battezzato "Cosima Minime", dotato di due torrette del T34/76 modello 1942 e di quattro mitragliatrici Maxime.
Struttura principale
La costruzione del vagone è partita dalla realizzazione della struttura superiore, o meglio, di quella porzione del vagone collocata al di sopra dei carrelli delle ruote.
Tutta la corazzatura dello scafo è stata realizzata utilizzando del plasticard da 0,5 mm; di solito per il taglio della plastica mi servo banalmente di buone forbici da carta. Il perché della scelta di questo sistema è semplice: è il più veloce e, più che altro, ho qualche difficoltà ad utilizzare il cutter e la riga metallica come fanno molti nostri colleghi.
Riprodotte le due paratie laterali, in due parti simmetriche, sono state incollate su un rettangolo di plastica che coincide con la base dei carrelli delle ruote.
Data la lunghezza del vagone (circa 42 cm) è necessario creare numerose centine interne e, siccome si trattava di doverne predisporre ben 12 tutte identiche, ho preparato delle "fette" di plastica che ho sovrapposto l’una all’altra mediante del nastro bi-adesivo.
Pronto il "sandwich" si rifila l’insieme delle centine con una lima: con tale sistema si ottiene un numero elevato di copie identiche!
Dettagli esterni
Per i bulloni ho utilizzato delle copie in resina di quelli presenti sulle ruote del T34 della Tamiya. Una volta stampati sono stati rimossi dalla copia della ruota con un cutter affilato e incollati con la solita colla liquida per plastica: in questo caso è sufficiente per incollare i piccoli bulloni in resina su plastica. Un suggerimento per posizionare esattamente i bulloni è sicuramente quello di disegnare con una micromina le linee e gli incroci i cui saranno incollati. Questo semplice accorgimento evita di vedere tanti bulloni…tutti disallineati!!
La definizione dei pannelli della corazzatura è stata realizzata incidendo la plastica con un punteruolo affilato (uso a volte una punta vecchia di aerografo) ed un righello. Per tracciare delle linee incise su plastica suggerisco questi accorgimenti: è necessario fare una prima passata (o al massimo due), molto leggera con il righello, e continuare poi a mano libera per dare profondità all’incisione.
Sicuramente le parti più complesse e difficili da ricreare sono rappresentate dai respingenti e dal gancio del vagone.
Per il primo ho utilizzato tondini di plastica, bulloni ottenuti da copie in resina, filo di rame e di acciaio, mentre, per il gancio, sono partito da un parallelepipedo di plastica spessa 3 mm, in cui ho disegnato e successivamente sagomato con lima e carta vetro il gancio.
Un elemento di rilievo per la realisticità del vagone risiede nelle saldature: per riprodurle il più fedelmente possibile ho utilizzato il sistema che a mio avviso credo sia il migliore (rispetto al pirografo o all’utilizzo di fili di sprue poi ammorbiditi con colla), ovvero il milliput. E’ necessario preparare dei lunghi tondini di stucco stendendolo con le mani (io personalmente uso il milliput grigio-verde, costa meno ed ha quasi gli stessi pregi di quello bianco!); successivamente si applica alla zona che deve riportare la saldatura e, mediante la punta del cutter, si segna longitudinalmente lo stucco.
Certo, rispetto ad altre tecniche è più laboriosa e noiosa, ma il risultato è di sicuro effetto. Nonostante quanto appena detto, per il mio vagone, ho dovuto riprodurre circa 2 metri di saldature….
Per la creazione di tutti i maniglioni laterali mi sono affidato all’insostituibile filo armonico in acciaio: ho preventivamente forato con una punta da 0,3 mm gli alloggiamenti delle maniglie, che, successivamente, sono stati fissati nella parte posteriore con della colla cianoacrilica.
Gli oblò delle mitragliatrici maxime sono stati "scavati" direttamente sulla plastica della corazzatura utilizzando a mano, e molto lentamente, una grossa punta di trapano (credo avesse un diametro di 2 cm).
Per le cerniere ho sempre ricreato un master in plastica a cui sono seguite delle copie in resina.
Carrelli
Le ruote sono state costruite a partire dalle sue tre componenti principali: la prima parte è quella a sezione trapezoidale (per intenderci, quella che sta nella parte interna del binario e permette a treno di non uscire dai binari), la seconda a sezione rettangolare e infine, la terza, la fascia laterale che borda circolarmente la seconda sezione. Per riprodurre le sezioni, ad eccezione dell’ultima, ho "tornito" dei fogli di plastica con il trapanino, usando lime e carta vetro. Per la fascia laterale ho dapprima fatto un buco circolare su di un foglio di plastica che ho poi incollato sulla seconda sezione; a questo punto ho raccordato la fascia (sempre con il trapanino a mò di tornio) con la seconda sezione. Realizzato il master della ruota ho provveduto a realizzarne sette copie in resina.
I carrelli sono stati realizzati con il solito palsticard e con delle molle di acciaio; sono seguite quindi le solite copie in resina.
Torrette
Le torrette del T34 sono state prelevate direttamente da un vecchio kit della Tamiya, mentre la seconda torretta è stata copiata in resina a partire da quella del kit. La canna invece mi è stata tornita in acciaio dal socio Sergio Ricagno. Per concludere la costruzione delle torrette ho inserito i tre ganci di sollevamento derivanti da un blister della Grandt-Line.
Colorazione mezzo
Dopo un primo tentativo per ricreare una colorazione tipicamente invernale, che ahimè non è andata a buon fine, ho optato per il classico verde russo.
La colorazione del vagone è avvenuta in due tempi utilizzando dapprima un verde scuro per dare una profondità al vagone e, successivamente, applicando un verde russo quale base principale (matt russian green 114 della Humbrol).
Sono poi passato ad una lavatura con della tempera marrone scuro ed una lumeggiatura con del verde schiarito con grigio chiaro. Tutte le parte inferiori dello scafo sono state sporcate con del marrone nr. 24 della Humbrol steso ad aerografo.
L’ultima fase della colorazione è consistita nel passare delle polveri di gessetto della Rembrandt di colore marrone, marrone rossiccio e nero sulla parte inferiore del vagone.
La scritta, che rappresenta un classico slogan del periodo, è stata riprodotta a pennello con un rosso sporcato di nero e marrone.
Per questo vagone era inoltre possibile una colorazione a tre toni, visibile in una fotografia in mio possesso, formata da macchie irregolari nette da un marrone cioccolato un verde scuro (quello russo) ed un verde chiaro.
Base
A partire da una base in legno di faggio sono state avvitate (con due viti ciascuno) quattro sezioni di binari: purtroppo, viste le imperfezione dei pezzi è stato necessario raddrizzare a caldo i profili dei binari utilizzando il phon. Lavoro di non facile esecuzione.
Per il terreno ho utilizzato il das bianco, che è stato testurizzato con un vecchio spazzolino da denti ed un mozzicone di un grosso pennello a setole tagliate. Questo materiale ha il vantaggio che costa relativamente poco e inoltre assorbe bene il colore.
Il terreno è stato poi cosparso di diversi sassolini e sabbia incollati con colla vinilica diluita in acqua. Il tutto è stato colorato con color kaki a smalto.
L’erba utilizzata per riprodurre la vegetazione è quella classica per modellismo ferroviario oltre a quella di una lunghezza di circa 1 cm. Questa deve essere incollata a ciuffetti su di una goccia di colla vinilica (è sempre meglio diluirla con un po’ d’acqua), depositata precedentemente sul terreno. Molto importante è la sua colorazione: prima con del verde molto diluito in acquaragia si passa una mano di base, successivamente con della tempera (marrone scuro) molto diluita con fiele di bue si ripassa il tutto, come si trattasse di una lavatura. Infine con del colore giallo-sabbia si lumeggiano le estremità superiori dell’erba.
Il fissaggio del modello alla base è avvenuto applicando otto tondini di acciaio che che sono stati infilati nel terreno, da una parte, e dietro ciascuna ruota dall’altra. Questa operazione si è avvalsa della immancabile colla vinilica.
Conclusioni
E’ difficile o forse impossibile, in lavori come questo, poter consuntivare le ore di lavoro, semplicemente per dare ai lettori un’idea dello sforzo necessario per la costruzione del vagone. E’ comunque un dato di fatto che sono passati due anni e mezzo dal momento della pianificazione del modello alla sua conclusione.
Quale ultima nota: lo stesso vagone l’ho realizzato precedentemente in scala 1/72 ed attualmente fa parte della vasta collezione di Pier Andrea Ferro.
Bibliografia
| Paul Malmassari, "Les Trains Blindès 1826-1989", Editions Heimdal; | |
| "Armored Trains of the Soviet Union 1917-45", Pozdun Pallas Verlag. |